EA Conciliazioni, Organismo di mediazione conciliazione civile autorizzato da Ministero di Giustizia
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Il Quotidiano Giuridico - Quali sono gli obblighi di verbalizzazione del mediatore?

In caso di mediazione delegata, il mediatore è tenuto a verificare quali siano le parti del giudizio ed a trasmettere a ciascuna di esse la lettera di convocazione per l’incontro preliminare con mezzi che ne assicurino la ricezione; l’inosservanza di tali formalità non può ritorcersi a danno della parte attrice, che avrà diritto ad un nuovo termine per la rinnovazione del procedimento.

La sempre maggiore attenzione riservata dalla giurisprudenza di merito al corretto e leale svolgimento del procedimento di mediazione civile e commerciale, specialmente nei casi in cui il suo esperimento costituisca condizione di procedibilità della domanda giudiziale, trova conferma nell’ordinanza pronunziata, in data 13 luglio 2016, dal Tribunale di Trapani (in persona della Dott.ssa Fiammetta Lo Bianco), che si è soffermata, in special modo, sulle formalità propedeutiche allo svolgimento dell’incontro preliminare.

Nella specie, nel contesto di una mediazione demandata dal Giudice, il mediatore aveva provveduto ad informare una convenuta contumace della proposizione dell’istanza di mediazione e della data in cui sarebbe stata celebrata la prima adunanza mediante la spedizione della relativa comunicazione ad un indirizzo sbagliato, cioè in un luogo erroneamente individuato come domicilio del destinatario; nell’incontro preliminare, inevitabilmente svoltosi in assenza della convenuta contumace, il mediatore, poi, non aveva neppure verificato che tutte le parti processuali fossero state edotte dell’instaurazione del procedimento di mediazione, non apparendo nell’apposito verbale alcuna annotazione in questo senso.

Chiamato a pronunziarsi sul reale perfezionamento della condizione di procedibilità e, dunque, sulla possibilità di proseguimento del processo a cognizione piena, il Giudicante ha così deliberato:

- l’erronea indicazione dell’indirizzo del destinatario della comunicazione rivolta alla convenuta contumace integrerebbe una violazione dell’art. 8 del D.Lgs. 7 marzo 2010, n. 28, ai sensi del quale “la domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante”;

- il mancato inserimento, all’interno del verbale dell’incontro preliminare di mediazione, delle parti coinvolte nel giudizio costituirebbe un inadempimento del mediatore;

- la suddetta trasgressione rappresenterebbe l’antecedente causale dell’indebita esautorazione del convenuto contumace dalla procedura di mediazione, poiché il mediatore, qualora, in occasione del primo incontro, avesse catalogato ed identificato tutte le parti del giudizio, si sarebbe reso conto dell’erroneità della comunicazione indirizzata al convenuto contumace e, per l’effetto, vi avrebbe posto rimedio;

- la difettosa instaurazione della mediazione non potrebbe nuocere a parte attrice, trattandosi di anomalia che, se tempestivamente percepita, il mediatore avrebbe potuto agevolmente emendare;

- il rimedio risiederebbe, quindi, non già nella dichiarazione di improcedibilità delle domande attoree, bensì nell’assegnazione alla parte più diligente di un nuovo termine di quindici giorni per la rinnovazione del procedimento di mediazione.

Le statuizioni contenute in siffatta decisione appaiono ispirate al buon senso ed alla logica sostanziale sottesa all’istituto della mediazione, ancorché non sia così agevole individuare la base giuridica su cui esse riposerebbero.

Innanzitutto, l’imputazione in capo al solo organismo di mediazione dell’obbligo di informare le parti invitate dell’introduzione del procedimento di mediazione sembra contrastare con il tenore letterale della norma richiamata dal suddetto provvedimento giudiziale, cioè l’art. 8 del D.Lgs. n. 28/2010 (che recita: “la domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante”), la quale, tramite l’inciso “anche a cura della parte istante”, sembra collocare sull’istante quantomeno un onere di controllo e di intervento suppletivo in ipotesi di inerzia del mediatore nell’interpellare tutti i soggetti legittimati a partecipare al negoziato. Altro discorso è negare che la violazione di tale onere, in presenza di mediazione obbligatoria o demandata, non possa essere sanzionata con l’improcedibilità della domanda giudiziale, stante l’esigenza di interpretare in maniera rigorosamente restrittiva le norme idonee a comprimere l’esercizio del dirittto all’azione.

E’ lecito proporre, tuttavia, un’interpretazione alternativa, tesa ad alleggerire il ventaglio di doveri gravanti sull’istante, ipotizzando che, soltanto in presenza di un’espressa richiesta da parte dell’organismo di mediazione, esso sia tenuto ad informare le parti invitate circa la promozione del procedimento e la data in cui è stato fissato il primo incontro.

Del pari, l’obbligo del mediatore di verificare, nell’ambito dell’incontro preliminare, se tutte le parti del giudizio siano state invitate a presenziare alla procedura di mediazione può ricavarsi soltanto indirettamente dalla – pur stringata – disciplina della fase introduttiva del procedimento, segnatamente nella parte in cui si stabilisce quanto segue: “durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento”.

Orbene, se il sindacato sull’opportunità di iniziare la procedura si regge sulla corale audizione delle parti e dei rispettivi difensori, sembra ineludibile l’imputazione al mediatore del dovere minimo di accertarsi che tutti i litiganti siano stati interpellati e siano stati messi nelle condizioni di poter partecipare alle trattative.

Non può escludersi, infatti, che, anche in una vertenza plurisoggettiva, l’intervento (o, di converso, l’assenza) di una delle parti possa influire, pure in maniera dirimente, sulla propensione delle altre ad intavolare (o a desistere) dalle negoziazioni. Si pensi, ad esempio, al caso della controversia a litisconsorzio necessario, in relazione alla quale un eventuale accordo amichevole è configurabile (o, comunque, è destinato a produrre effetti) soltanto se coinvolgente tutti i contendenti: in questa evenienza, la defezione di una delle parti dal procedimento di mediazione è inevitabilmente destinata a paralizzare anche i più sinceri propositi conciliativi coltivati dalle altre.

Alla luce di ciò, è evidente come il mediatore non possa reputarsi fedele al proprio ruolo ed ai doveri da esso discendenti qualora non si sia neppure curato di verificare che tutte le parti processuali siano state raggiunte dall’istanza di mediazione e, quindi, che si siano maturati i presupposti per intrecciare delle serie negoziazioni fra tutti i soggetti interessati (tanto più, si ripete, laddove la diserzione di uno dei contendenti sia idonea, quantomeno astrattamente, ad impedire agli altri il raggiungimento dell’accordo amichevole).

Corollario di tali considerazioni è il dovere del mediatore – anch’esso deducibile per via ermeneutica, sebbene non consacrato nella legge – di indicare nel verbale quali siano le parti del processo in seno al quale il Giudice ha disposto la mediazione e quali di esse vi abbiano aderito. Ciò, quantomeno, al fine di permettere alle parti di documentare, innanzi al Giudice, di essersi diligentemente attivate per provocare il perfezionamento la condizione di procedibilità della domanda e, dunque, di essere legittimate a coltivare l’azione giudiziale.

Altrettanto condivisibile è il passaggio argomentativo con il quale il Tribunale di Trapani postula che, qualora il mediatore avesse esaustivamente compilato il verbale del primo incontro, avrebbe constatato la mancata trasmissione della lettera di convocazione ad uno dei litisconsorti e, quindi, avrebbe emendato a tale anomalia. Al riguardo, preme ribadire, infatti, come l’accertamento circa l’effettivo coinvolgimento di tutte le parti costituisca il più elementare degli incombenti funzionali al raggiungimento dello scopo della mediazione, cioè la costituzione di un terreno fertile per la conclusione dell’accordo amichevole; incombente, questo, a cui il mediatore non può certo reputarsi insensibile o estraneo, se non snaturando la funzione di sapiente conciliatore che è tenuto ad esercitare.

È anche la consapevolezza circa la natura ed i connotati della propria missione a connotare la figura del mediatore, la cui professionalità e collaudata esperienza in campo giuridico e processuale condiziona fortemente la concreta fruttuosità della mediazione o, perlomeno, evita che la stessa possa tradursi in un’arbitraria e sterile dilatazione dei tempi del giudizio.

Per ulteriori approfondimentiwww.quotidianogiuridico.it

31/08/2016

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